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Casa: detrazioni non prorogate e nuove detrazioni fiscali 

 
 Non sono state prorogate la detrazione Irpef del 50% dell’Iva pagata all’impresa costruttrice e quella per l’acquisto di mobili da parte di giovani coppie, previste dall’art. 1, comma 56, legge 208 del 2015. Pertanto, ai fini della loro fruizione, restano fermi i termini originariamente indicati dalla legge di stabilità 2016. In particolare, la detrazione Irpef pari al 50% dell’IVA corrisposta per gli acquisti di unità immobiliari residenziali, di classe energetica A o B, cedute dalle imprese costruttrici, trova applicazione, in presenza di tutte le condizioni previste dalla legge, con riguardo ai soli acquisti effettuati dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016. La detrazione è pari al 50% dell'imposta dovuta sul corrispettivo ed è ripartita in dieci quote costanti nell’anno in cui sono state sostenute le spese e nei nove periodi d’imposta successivi (art. 1, comma 56, legge 208/2015). La detrazione relativa alle spese sostenute dalle giovani coppie, acquirenti di un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale, per l’acquisto di mobili ad arredo della medesima (cd. “bonus mobili”) spetta, al ricorrere dei requisiti prescritti, nella misura del 50% per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016. Essa è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 16.000 euro e va ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo (art. 1, comma 75, legge 208/2015). Nella legge 11 dicembre 2016, n. 232 (Legge di bilancio 2017), per le spese sostenute dal 1º gennaio 2017 fino al 31/12/2021 è prevista una detrazione del 65% per gli interventi: - relativi a parti comuni di edifici condominiali o che interessano tutte le unità immobiliari di cui si compone il condominio; - consistenti nell'acquisto e nella posa in opera di schermature solari e di impianti di climatizzazione invernale con impianti di generatori di calore alimentati a biomasse combustibili. E’ stata anche introdotta una nuova disciplina per gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche.

 

 

 

 

La cedolare secca del 10% si applica anche ai contratti transitori

 
 L’Agenzia delle Entrate, in risposta ad un quesito formulato durante Telefisco 2017, organizzato dal Sole 24Ore, ha chiarito che la cedolare secca sugli affitti, con aliquota ridotta al 10% (fino al 31.12.2017) si applica – oltre che ai contratti di locazione agevolati (art. 2, comma 3) (della durata di 3 anni prorogabili di anni 2) e ai contratti per studenti universitari (art. 5, comma 2) – anche ai contratti di natura transitoria (art. 5, comma 1), della legge 431 del 1998, se stipulati nelle undici aree metropolitane (Roma, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Torino, Bari, Palermo e Catania), nei comuni con esse confinanti e nei comuni capoluogo di provincia. Si rammenta che i canoni di locazione dei contratti transitori sono definiti dalle parti all’interno dei valori minimi e massimi stabiliti per le fasce di oscillazione per le aree omogenee, individuate negli Accordi territoriali; in tutti gli altri comuni il canone è liberamente determinato. Se, invece, per i predetti comuni non siano mai stati definiti accordi, si deve far riferimento, per quanto attiene alle fasce di oscillazione dei canoni, all’accordo stipulato in attuazione del d.m. 30 dicembre 2002, vigente nel comune demograficamente omogeneo di minore distanza territoriale anche situato in altra regione. Qualora l’accordo assunto a riferimento contempli fasce di oscillazione diversificate per aree omogenee, si applica un’unica fascia di oscillazione costituita dal valore minimo e dal valore massimo riscontrabili per l’insieme delle aree omogenee del comune di riferimento. Le parti contrattuali possono concordare una variazione del canone stabilito all’interno delle fasce di oscillazione fino a un massimo del 20%, per tenere conto, anche per specifiche zone, di particolari esigenze locali da indicarsi nel contratto. Inoltre, sempre nel corso di Telefisco 2017, è stato precisato che il decreto fiscale 193/2016, collegato alla legge 11 dicembre 2016 n. 232 (Legge di stabilità 2017) ha previsto che in caso di mancata comunicazione della proroga del contratto di locazione per la quale è stata esercitata l’opzione per la cedolare secca, non si verifica la decadenza da tale agevolazione fiscale. A tale riguardo, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che “per effetto della disposizione introdotta con il comma 24 dell’articolo 7-quater del decreto fiscale, viene stabilito che l’omessa/tardiva opzione per il regime della cedolare secca in sede di proroga del contratto non comporta la revoca dell’opzione già esercitata in sede di registrazione del contratto ovvero nelle annualità successive, qualora il contribuente mantenga un comportamento coerente con la volontà di optare per il regime della cedolare secca, effettuando i relativi versamenti e dichiarando i redditi da cedolare secca nel relativo quadro della dichiarazione dei redditi. La nuova disposizione di carattere procedurale trova applicazione anche in relazione alle comunicazioni di proroga che andavano presentate prima del 3 dicembre 2016, data di entrata in vigore del citato decreto legge 193/2016 sempreché si tratti di contratti di locazione per i quali in sede di registrazione del contratto ovvero nelle annualità successive sia stata già espressa l’opzione per la cedolare secca e il contribuente abbia mantenuto, come detto, un comportamento concludente con l’applicazione del regime sostitutivo in esame.”. Nonostante la mancata comunicazione della proroga non comporti la revoca automatica della cedolare secca, essa determina però l’applicazione di una sanzione pari a: - 50 euro, nel caso il ritardo non sia superiore a 30 giorni dalla scadenza dell’adempimento; - 100 euro se il ritardo nella comunicazione è superiore a 30 giorni.

Anche grazie ai mutui agevolati prima casa è proprio la richiesta di finanziamenti per l’abitazione principale a spingere il mercato immobiliare e quello finanziario. La cosa non stupisce visto che è proprio la casa l’investimento primario per gli italiani.
Stando ai dati di Banca Italia infatti, le abitazioni rappresentano oltre il 51% della ricchezza totale delle famiglie. Dato confermato anche dal report annuale sul risparmio di Doxa-ISP-Centro Einaudi secondo cui gli investimenti nel mattone sono sempre i primi a cui guardano i risparmiatori italiani. E questo è tanto più vero inevitabilmente in un periodo storico caratterizzato da tassi favorevoli come quello attuale. Gli italiani hanno ripreso a comprare casa anche perché questa scelta, oggi, si dimostra in molti casi più conveniente che pagare un affitto.

La dichiarazione di successione telematica 

  Con Provvedimento del 27 dicembre 2016, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate ha disposto l’approvazione del modello per la dichiarazione di successione e domanda di volture catastali unitamente alle relative istruzioni per la compilazione, allegati allo stesso provvedimento. Il nuovo modello di dichiarazione di successione e domanda di volture catastali va presentato in via telematica all’Agenzia delle Entrate, direttamente dai contribuenti abilitati ai servizi telematici ovvero tramite i soggetti incaricati di cui all’articolo 3, comma 3, del decreto Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, e successive modificazioni. La presentazione del modello può essere effettuata anche presso l’ufficio territorialmente competente, per il successivo inoltro telematico. Il nuovo modello sostituisce quello approvato con Decreto Ministeriale del 10 gennaio 1992 ed è utilizzato a partire dal 23 gennaio 2017 con riferimento alle successioni aperte a decorrere dal 3 ottobre 2006. Per le successioni apertesi in data anteriore al 3 ottobre 2006, nonché per le dichiarazioni integrative, sostitutive o modificative di una dichiarazione presentata con il modello approvato con il suddetto decreto, deve essere utilizzato il medesimo modello seguendo le relative modalità di presentazione. Con riferimento all’introduzione del nuovo modello di dichiarazione di successione e della domanda di volture catastali, dal 23 gennaio 2017 al 31 dicembre 2017 sarà possibile presentare la dichiarazione di successione anche utilizzando il precedente modello cartaceo.

AGEVOLAZIONI PRIMA CASA: DETRAZIONI E SCONTI PER L’ACQUISTO IMMOBILIARE PIÙ IMPORTANTE
In primo luogo, trattandosi di prima casa, la legge prevede una riduzione al 2% dell’imposta di registro e al 4% dell’Iva.
Se si possiede già una prima casa è possibile usufruire delle agevolazioni cedendo la prima entro un anno dall’acquisto immobiliare.
Sulla prima casa inoltre sono stati confermati gli eco bonus per interventi di ristrutturazione o riqualificazione energetica e il bonus mobili.

MUTUI AGEVOLATI PRIMA CASA: CONDIZIONI PIÙ FAVOREVOLI
Le condizioni proposte dalle banche sui mutui agevolati prima casa sono più favorevoli rispetto a quelle standard proprio per facilitare l’accesso al credito da parte dei più giovani con meno liquidità e situazioni lavorative più precarie. Verificare è semplice: basta impostare in un sito di comparazione preventivi i propri parametri di ricerca per avere una panoramica dei mutui disponibili presso le diverse banche online. Questa simulazione mette anche subito in evidenza quanto sia possibile risparmiare sulla rata se a richiedere il mutuo prima casa è un giovane under 35 (con l’appoggio di una figura garante che risponda del rischio di insolvenza tutelando la banca).

 

 

 

 

Rent to buy, ovvero il patto di futura vendita: un’alternativa al mutuo

Il decreto Sblocca Italia ha introdotto nuove formule per l’acquisto di una casa: un’alternativa al mutuo è rent to buy, il patto di futura vendita
 
Ormai è da quasi un mese che sentiamo parlare del fatto che l’Italia sembra stia uscendo dal tunnel per quanto riguarda la concessione dei mutui. Sia perché lo Stato si offre come garante, sia perché le famiglie italiane iniziano a capire che l’attesa non porta frutti, e quindi hanno pensato di darsi da fare ed aguzzare l’ingegno. Ma non è sempre facile trovare condizioni che soddisfino totalmente le nostre necessità. Diventa dunque di primaria importanza mettere i migliori mutui a confronto per essere sicuri di fare la scelta giusta e più adatta alle nostre esigenze.

RENT TO BUY - Ma da qualche tempo esiste anche una nuova formula per l’acquisto di una casa, si chiama “rent to buy”, ovvero patto di futura vendita. E’ un iter che accompagna i potenziali acquirenti dal contratto di locazione all’acquisto, previsto dal decreto Sblocca Italia per il 2015. Il motivo dell’introduzione di questa novità è dovuto al fatto che lo scenario socioeconomico in cui si trova l’Italia in questi anni porta le persone ad essere disorientate per quanto riguarda gli investimenti sugli immobili.

ALTERNATIVA AL MUTUO - Per questo motivo si tende a prendere in considerazione il contratto di locazione solo in caso di estrema necessità e si preferirebbe avere anche un’alternativa al mutuo, che non sempre ci si può permettere. Sembrano tutte idee utopiche ma non è così, perché con la formula “rent to buy”, altrimenti noto come affitto con riscatto, al contratto di locazione fa seguito un contratto di compravendita. In questo modo si può godere di un immobile in affitto che in seguito sarà possibile acquistare sottraendo al valore d’acquisto l’ammontare relativo alle mensilità di affitto già versate.

CONTRATTO A SE’ - Dal decreto legislativo 133/2014 emerge come il “rent to buy” si configuri come un contratto decisamente diverso dall’ordinaria locazione. Per cui non è un contratto di affitto “speciale”, ma un vero e proprio schema contrattuale a sé stante e caratterizzato da specifiche norme che lo contraddistinguono Ad esempio il conduttore di un RTB può avere un contratto in cui è previsto un automatismo d’acquisto, per cui viene pattuito che con il pagamento dell’ultima rata il conduttore diviene ipso iure proprietario del bene.

LE SPESE SIMILI - Un’altra caratteristica che dimostra come l’RTB non sia un contratto d’affitto speciale è legata al fatto che non sono applicabili alcune norme come quella che disciplina la durata minima del contratto, quella che riguarda il rinnovo automatico o la disdetta per impedirlo. Ci sono altresì alcune caratteristiche simili al contratto di locazione, come quelle riguardanti le spese di ordinaria e straordinaria amministrazione. La tutela del concedente prevede il diritto di procedere allo sfratto in caso di inadempimento del conduttore.

 

 

 

Dagli affitti alle ristrutturazioni edilizie: cosa cambia con il decreto Sblocca-Italia


RISTRUTTURAZIONI - Con il compito di rilanciare l’anemico mercato immobiliare italiano, il decreto Sblocca-Italia è stato licenziato dal consiglio
dei ministri il 29 agosto. Un pacchetto di norme che riguardano la casa volte a semplificare la burocrazia fiscale e immobiliare. Tra le novità più importanti,
come ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, il processo di semplificazione delle regole dell’edilizia del nostro Paese prevederà che
chi voglia effettuare dei lavori di ristrutturazione in casa sua non dovrà più chiedere autorizzazione al suo Comune, ma limitarsi a darne comunicazione.
Previsto, inoltre, che ci sarà poi un regolamento edilizio unico per tutti i Comuni, e lo sportello unico dell’edilizia rilascerà l’attestazione di
formazione del silenzio-assenso sul permesso di costruire.



SCONTI PER CHI AFFITTA - Tra le novità previste si segnala in primo luogo gli incentivi e sconti per chi vive in affitto con l’introduzione di un bonus del 20%
per chi acquista da un costruttore una casa nuova o completamente ristrutturata. L’unico vincolo è poi affittarla ad una persona fisica, coop ediliza, onlus,
per almeno otto anni, a canone concordato. Il tetto di spesa per l’acquisto dell’immobile (o anche di due) è di 300mila euro.

DETRAZIONI FISCALI - Bonus rottamazione è previsto per chi rottama immobili a bassa prestazione energetica, mentre per la ditta che acquista lo stesso immobile
si applicano le imposte di trasferimento in misura fissa, stabilita in 600 euro totali. Unico vincolo è che entro 5 anni le stesse abitazioni vanno riqualificate e rivendute.
 Si parla anche di una detrazione fiscale compresa tra il 50 e il 65% nel caso di adeguamento antisismico (con un tetto massimo di 60mila euro)
 e del 50% in caso di riqualificazione energetica degli edifici, con una spesa massima di 40mila euro.

 

 

Decreto sblocca italia, testo definitivo in vigore. tutte le novità dal rent to buy alle detrazioni irpef per l'acquisto
statistiche


dopo la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale è entrato ufficialmente in vigore il decreto sblocca italia che contiene importanti novità per il settore casa. le più importanti riguardano le agevolazioni fiscali per chi acquista un alloggio e lo mette in affitto e quelle per chi usufruisce della formula rent to buy, queste ultime estese ora a tutti i contratti e non solo a quelli di edilizia sociale

articolo 21. detrazioni fiscali acquisto abitazioni da dare in locazione

secondo il decreto chi acquista un alloggio e lo mette in affitto a canone concordato per almeno otto anni, podrà godere di una deduzione irpef pari al 20% del prezzo di acquisto dell'immobile sino a una spesa massima di 300mila euro. il beneficio viene ripartito negli 8 anni del contratto d'affitto e vale anche per l'acquisto di un secondo immobile da destinare alla locazione. benefici anche per cui costruisce su un terreno edificabile già di sua proprietà prima dell'inizio dei lavori

per ottenere la detrazione irpef è necessario che vengano rispettate le seguenti condizioni:
1) non sussistano rapporti di parentela di primo grado tra locatore e locatario
2) l'unità immobiliare non sia localizzata nelle zone omogenee classificate e (zone agricole
3) l'unità immobiliare sia a destinazione residenziale, accatastata nel gruppo a (ad eccezione delle categoria a/1, a/8 e a/9
4) l'unità immobiliare sia classificabile nelle classi energetiche a o b

agevolazioni per l'acquisto con riscatto (rent to buy)
vengono estesi a tutti i tipi di contratto i benefici fiscali previsti dal decreto casa e sino ora limitati all'edilizia sociale. trascorsi almeno sette anni dalla stipula del contratto, l'inquilino ha la facoltà di riscattare l'unità immobiliare

per l'acquirente il vantaggio è duplice: da una parte gli effetti fiscali della compravendita, sia per chi vende sia per chi acquista, scattano al momento del riscatto e non all'inizio del contratto di locazione; dall'altra il compratore ha sette anni di tempo per reperire il capitale necessario all'acquisto dell'immobile

articolo 19: imposta di bollo per i canoni di locazione. viene riconosciuta l'esenzione dell'imposta di bollo per la registrazione di un contratto che preveda la riduzione del canone

articolo 17 (semplificazioni in edilizia privata). tante le novità in materia di semplificazione edilizia, la più rilevante è quelle che sancisce la possibilità di frazionare un'unità immobiliare in più unità, o al contrario di accorpare più unità immobiliari, con una semplice comunicazione al comune e on più con il permesso di costruire

prima del decreto, quest'intervento era classificato come ristrutturazione edilizia e bisognava ottenere il permesso di costruire (90/150 giorni) e pagare il contributo di costruzione. con l'entrata in vigore dello sblocca italia, invece, questa operazione viene classificata come "manutenzione straordinaria" e può essere fatta con una semplice "comunicazione di inizio lavori" (cil). il contributo da versare è quello per gli oneri di urbanizzazione, con un'importante riduzione di tempi e costi

lavori senza interventi sulle parti strutturali. per i lavori che comportano un cambiamento delle superfici interne, ma non della volumetria complessiva dell'edificio, sarà sufficiente la presentazione della cil+la dichiarazione di un tecnico abilitato che non si interviene sulle parti strutturali. la comunicazione è valida anche ai fini catastali e viene inviata dal comune all'agenzia del territorio

semplificazione fiscali per le siiq. il governo ha stabilito semplificazioni burocratiche e sgravi fiscali per le siiq, le società immobiliari quotate con regime fiscale agevolato. si tratta di un tentativo di superare le rigidità burocratiche che ne hanno bloccato la crescita. in particolare si ridefiniscono i requisiti partecipativi dei soci e si rende più flessibile la gestione degli investimenti

 



Tasi più cara per chi ha un figlio in famiglia

In un comune capoluogo su due la Tasi sarà più cara dell'Imu nel caso in cui i proprietari di prima casa abbiano un figlio convivente. Lo sottolinea l'ufficio studi della Cgia di Mestre che ha analizzato le delibere di 97 Comuni capoluogo di Provincia che hanno deliberato l'aliquota Tasi per l'anno in corso. Entro il 18 settembre infatti dovevano essere pubblicate sul sito del Dipartimento delle Finanze le delibere relative alla Tasi: è possibile fare un primo bilancio. Per i nuclei senza figli, invece, la situazione migliora: in due Comuni capoluogo su tre il nuovo tributo sulla prima casa sarà più leggero della vecchia Imu. I calcoli sono stati effettuati sulla base della rendita catastale media di ciascun Ente locale.  Si è considerata una abitazione di tipo civile (sono tra quelle più diffuse, corrispondenti alla categoria catastale A2). Le aliquote e le detrazioni sono state estrapolate dalle delibere comunali pubblicate sul sito del Dipartimento delle Finanze.  

Proprietari di prima casa con un figlio
convivente: in un caso su 2 si pagherà di più. I proprietari più penalizzati saranno quelli di Vercelli: rispetto al 2012, quando sulla prima casa si pagava l'Imu, subiranno un aggravio di 198 euro. I rincari risultano essere altrettanto pesanti a Isernia (+177 euro), a Mantova (+170 euro), a Prato (+167 euro) e Bari (+ 162 euro). I Comuni dove con la Tasi si registreranno i maggiori risparmi sono Roma (-269 euro), Brindisi (- 310 euro), Torino (-312 euro) e Siena (- 349 euro).

Proprietari di prima casa senza figli
Rispetto alla situazione precedente, la graduatoria rimane pressoché uguale, mentre sia i vantaggi sia gli svantaggi economici si riducono. Gli aggravi maggiori saranno sempre in capo ai proprietari di Vercelli (+148 euro), di Isernia (+127 euro), e di Mantova (+127 euro).
Le riduzioni più marcate interesseranno, come nella graduatoria precedente, le famiglie di Torino (- 332 euro), di Brindisi (- 360 euro) e di Siena (-374 euro). La CGIA precisa che nella rilevazione eseguita la settimana scorsa, il Comune di Verbania, a seguito di un refuso statistico, risultava aver subito l'incremento più consistente.

In realtà non è così. Una famiglia senza figli pagherà quest'anno 15 euro in meno rispetto al 2012. "Se teniamo conto che nel 2013 la quasi totalità degli italiani non ha pagato l'Imu sulla prima casa - dichiara il segretario Giuseppe Bortolussi - gli importi previsti dal nuovo tributo sui servizi indivisibili per l'anno in corso rischiano comunque di mettere in seria difficoltà economica non poche famiglie, soprattutto quelle meno abbienti. Gli unici proprietari di prima casa che possono tirare un sospiro di sollievo sono quelli di Treviso: il loro Comune è tra quelli che ha introdotto delle detrazioni particolarmente elevate, grazie alle quali l'imposta in molti casi tenderà a zero".

 

Casa, l'Iva sulle ristrutturazioni passa al 4%

Lo sconto fiscale vale anche per i miglioramenti energetici, sui mobili e sui grandi elettrodomestici
 
 



Ristrutturazioni edilizie con tassazione Iva ridotta dal 10% al 4%. E’ la novità emersa rispetto al decreto sblocca Italia, approvato dalla commissione Ambiente della Camera e ieri approdato in Aula.

TAGLIO IVA - Il taglio dell’Iva dal 10% al 4% costituisce un altro vantaggio per chi ristruttura il proprio immobile o ne migliora le prestazioni energetiche, che si aggiunge alla possibilità di avvalersi della detrazione Irpef del 50% sulle ristrutturazioni edilizie, sui mobili e sui grandi elettrodomestici e di quella Irpef e Ires del 65% sui lavori per il risparmio energetico, prorogata al 2015 dalla legge di Stabilità. La riduzione sarà coperta con l’aumento dell’Iva per le nuove costruzioni prima casa vendute direttamente dalle imprese, che passa dal 4 al 10%.